Una rovina riportata alla vita, dedicata al pittore della medina.
Relazione di progetto
La villa versava in stato di abbandono. L'intervento è nato da uno studio approfondito delle fondamenta, della struttura portante e di tutto ciò che ne consegue, condizione necessaria per ogni scelta successiva. Solo dopo aver messo in sicurezza l'organismo edilizio si è potuto procedere alla ricostruzione, alla ristrutturazione e infine al lavoro artistico.
Il risultato non è un semplice restauro, ma un progetto unitario in cui architettura, restauro conservativo e linguaggio pittorico convergono. Le opere di Néjib Belkhodja (la sua geometria della medina, i suoi azzurri, i suoi ocra) diventano la chiave cromatica e narrativa dell'intera casa, trasformata in un percorso continuo dedicato all'artista.
Nel soggiorno una grande carta da parati di altissima qualità, tratta dalle opere dell'artista, ricostruisce lo skyline geometrico della medina: cupole, archi e volumi in verde, viola, corallo e oro che dialogano con il blu profondo del cielo.
Il rivestimento murale non è decorazione applicata, ma superficie narrativa: amplifica la profondità dell'ambiente e ne detta la palette. Il divano in velluto melanzana, il tavolo da tè in ottone e il tappeto tradizionale prolungano il racconto, in equilibrio fra patrimonio tunisino e modernità.
Nella zona notte la carta da parati declina lo stesso vocabolario in tonalità terra: bruni, ocra, blu oltremare e azzurri che compongono una città astratta alle spalle del letto, come una grande tela d'autore.
Le pareti bianche, le travi a vista e gli elementi in noce lasciano respirare la composizione. La finestra ad arco con moucharabieh e le lanterne in metallo traforato riportano la luce e il dettaglio dell'artigianato locale all'interno dello spazio.
Accanto alla ricostruzione, parte essenziale del lavoro è stata di restauro vero e proprio. Sotto gli strati di cantiere sono riemerse le pavimentazioni storiche in cementine a disegno geometrico, recuperate, consolidate e reintegrate dove possibile.
Lo stesso approccio ha guidato il trattamento degli elementi antichi dell'edificio (soglie, marmi, dettagli decorativi) conservati come testimonianza della storia della villa e messi in dialogo con gli inserti contemporanei. Nulla di autentico è stato cancellato: il nuovo nasce dal rispetto dell'esistente.
“Non abbiamo decorato una casa con dei quadri: abbiamo trasformato la casa stessa in un'opera di Belkhodja.”
La villa è stata decorata anche all'esterno. Dopo lo studio delle fondamenta, della struttura e di tutto ciò che ne concerne, i volumi bianchi a cupola (linguaggio dell'architettura mediterranea e maghrebina) sono diventati il supporto di un murale che riprende lo skyline cromatico della medina di Belkhodja.
Sul fronte rivolto all'acqua, le bande di colore (blu, arancio, verde, oro) fanno emergere la firma dell'artista dal bianco calce, legando l'edificio al paesaggio e annunciando, dall'esterno, ciò che la casa custodisce all'interno.
1933 – 2007 · Tunisi
Nato e cresciuto nella medina di Tunisi, Néjib Belkhodja ne assorbe fin dall'infanzia colori, forme e ritmi. Dopo la formazione all'École des Beaux-Arts di Tunisi e i soggiorni a Roma e Parigi (dove si appassiona alla pittura astratta di Delaunay e Kandinsky) sviluppa un linguaggio inconfondibile.
Tra i fondatori del «Groupe des Six» che rinnova la scena tunisina degli anni Sessanta, intreccia la calligrafia araba al grafismo della medina: archi, tracciati verticali, orizzontali e obliqui che suggeriscono i percorsi e l'architettura della città. È a partire da questa grammatica (fatta di cupole, vicoli e geometrie) che nascono le opere da cui sono tratte le carte da parati della villa.
Una rovina.
Un artista. Una casa.
Quando il restauro incontra l'opera, l'architettura diventa racconto.
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